Differenze - Numero 12

Differenze – Numero 12

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Differenze | Maggio 1982 – Numero 12
Atti del convegno di donne lesbiche. 26-27-28 dicembre '81 Casa delle Donne – Roma

Numero a cura del Collettivo “Vivere Lesbica” di via Pompeo Magno, 94
Prima edizione: ©1982 Edizione del Centro delle donne di Roma
Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women

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Descrizione Prodotto

Differenze – Numero 12
Atti del convegno di donne lesbiche. 26-27-28 dicembre ’81 Casa delle Donne – Roma

Maggio 1982 – Numero 12

Numero a cura del Collettivo “Vivere Lesbica” di via Pompeo Magno, 94
Prima edizione: ©1982 Edizione del Centro delle donne di Roma
Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women

Dalla Premessa:
La pubblicazione di questi atti risponde a un impegno che il gruppo promotore dell’incontro di dicembre si prese alla fine del terzo giorno, al momento di lasciarci e mentre ci chiedevamo, con molta voglia e con un po’ di paura, cosa fare nei prossimi giorni e mesi. Una colletta fatta li subito (160.000 lire) si aggiunse al ricavato della vendita del manifesto e del materiale di riflessione portata al convegno; a cui vanno sommate 100.000 lire da un precedente Differenze fatto da Pompeo Magno e intitolato «Sessualità e danaro», più il frutto di alcune collette nel movimento a Roma. In tutto si è rimediato di che pagare una compagna per la prima (e più dura) trascrizione; e la prima rata della tipografia. Restano da pagare entro l’autunno quasi quattro milioni e mezzo di lire, che non abbiamo e che speriamo ci vengano da generose sottoscrizioni di singole donne e gruppi.
Una promessa mantenuta, dunque, mentre già si sente parlare di un prossimo convegno nazionale organizzato da altre donne (a Firenze? a Milano?), a testimonianza di quanto sia già vitale il neonato movimento (neonato, ma come ben sappiamo di lunga gestazione). L’ideale era forse fare un libro con tutto ciò che a Roma ha preceduto immediatamente il convegno di dicembre: a cominciare dai tre giorni di discussione tra donne di Pompeo Magno (1-3 maggio ’81. Governo Vecchio e Lunghezza presso Roma), continuando per il successivo incontro nazionale (27-29 giungo ’81,Governo Vecchio), per finire con questo. Ma viviamo e pensiamo politica più riccamente di quanto non vivano le nostre tasche e quindi per il momento niente libro. Resta interessante percorrere per accenni quei preliminari, perché nel disordine che ancora caratterizza gli incontri lesbici sono comunque già reperibili dei filoni d’interesse e può essere utile prenderne atto.
Nella primavera scorsa ci fu a Torino un convegno non separatista organizzato dall’Ilis. Vi andarono da Roma, tra le altre, alcune compagne di Pompeo Magno che facevano anche parte del giovedì lesbico del collettivo. C ‘era già in aria l’idea di un convegno lesbico separatista organizzato a Milano (che poi non fu fatto) e sorse, nel mercoledì di Pm, su pressante richiesta delle lesbiche, la decisione di riflettere insieme, lesbiche e etero (le due parole messe vicine ancora bruciavano) sul lesbismo. E così si fece e parlammo in più di trenta per tre giorni. Dopo anni di prese di distanze, ricomposizioni, lacerazioni (non solo tra mercoledì e giovedì ma anche all’interno del giovedì), ci chiedemmo se è possibile trovare una linea comune sul lesbismo. Da parte delle etero si chiese «cos’è il lesbismo» (tinte rivendicavano la propria affettività verso le donne ma nell’esclusione della sessualità); e solo poi vedemmo, nei convegni successivi, che quella domanda tra lesbiche non si pone mai, sostituita magari da un’altra; «quale lesbismo». Volendo fare una manifestazione tutte insieme (ma alcune lesbiche temevano: «saremo poche e la gente si è abituata a vedere il movimento in piazza a decine di migliaia»), ci si pose il problema «su che obiettivi, con che slogan». Tempeste. A molte sembrava politico (nello stile femminista) lo striscione «sono lesbica», impolitici (perché escludente e limitativo) uno slogan come «la mia sola sessualità è con una donna». Il discorso sui diritti civili (che una compagna del giovedì ha ridefinito «vitali») sembrava alle etero e a una parte delle lesbiche più unificante. Ad altre lesbiche invece sembrava unificante solo in senso tattico, superficiale: meglio cercare di rivedere insieme cos’è la sessualità della donna e riconsiderare il separatismo indicando nuovi livelli di lotta contro il comune nemico, il patriarcato. Si temeva l’uso sconsiderato e dispregiativo del termine «eterofemminista», venuto dall’estero. Ma sul separatismo riaffiorava la divergenza: separatismo politico o sessuale? L ‘esperita impossibilità di fare gruppi «misti» di autocoscienza sessuale la diceva lunga sulle ambiguità che il termine «separatismo» lascia intatte. Molte lesbiche si dicevano più lontane da un particolare lesbismo (qualcuna citò certe punk di Berlino che sembrano maschi) che non dalle compagne etero del collettivo. Si capì comunque che esiste un doppio versante della politica lesbica: uno connesso al femminismo, uno rivolto al lesbismo quale che sia. Tornando al problema, cruciale, della manifestazione di piazza, venne fuori il discorso delle paure: di perdere il lavoro, di ciò che dirà tua madre, paura per i figli; e quello dell’informazione: dati i precedenti romani (p. es. la totale cancellazione dello striscione di Artemide anni prima dalle fotocronache dell’8 marzo), si temeva che una manifestazione, faticosa e piena di rischi, potesse non sortire alcun effetto di propaganda (un ‘identica cancellazione c’è stata poi in effetti nell’ottobre ‘81 quando abbiamo manifestato al Pantheon per il «bacio di Agrigento»). E si ripropose il problema di una stampa lesbica. Ancora non usciva il bollettino del Cli la pagina lesbica di Quotidiano donna era esposta alle traversie del giornale. Effe non stava uscendo. Noi donne era ancora piuttosto imbranato sull’argomento…
Fu comunque la pagina di Quotidiano Donna a rendere possibile la preparazione (dibattito e informazioni pratiche) dell’incontro nazionale di giugno: e in corrispondenza del convegno Noi donne mensile uscì con un’inchiesta sul lesbismo. Aperto a tutte le donne, intitolato però orgogliosamente «di donne lesbiche» (il manifesto rosa attaccato a Roma fu rapidamente strappato nella parte che recava la parola «lesbiche»), l’incontro di giugno fu sorprendentemente numeroso. Duecento donne d’ogni parte d’Italia non se le aspettava nessuna. La sorpresa fu particolarmente esaltante per le lesbiche isolate, venute da ogni parte, dalle città come dai paesini. In più si vide che esistevano già dei gruppi: Phoenix di Milano, Linea Lesbica Fiorentina, intergruppi romani allo stato nascente con donne di Pm, dell’Udi, dei vecchi collettivi femministi. Però le aspettative erano troppe e troppo diverse tra loro. Una grande diversificazione fu questa: «assemblea o gruppi di lavoro?» Mentre le donne isolate, vuoi per paura dell’assemblea e del microfono, vuoi per l’esigenza di approfondire un dato tema, premevano per fare i gruppi, vinse la paura di separarsi, il bisogno di stare insieme. E ciò portò a una gestione confusa, ma perentoria, del convegno da parte delle lesbiche romane e (diciamolo pure) di Pm, con relative reiterate proteste da parte delle donne venute da fuori (una di loro usò un’espressione efficacemente ironica: «noi, delle province dell’Impero…»). Furono però toccati (e a volte sviscerati) molti problemi importanti: quello dell’aggregazione lesbica e delle sue difficoltà (molte lesbiche di una stessa città si conobbero al congresso): quello dei pochi spazi di sole donne e della fatica per farne luoghi veramente alternativi, problema questo che fu collegato all’altro più generale del rapporto col lavoro, all’ipotesi di un lavoro fatto= con sole donne (cooperative, ecc.); il problema dei diritti vitali e del matrimonio tra lesbiche, da rivendicare o meno: il problema delle madri lesbiche e dei loro rapporti con la propria compagna e con la società; il problema di un’etica amorosa («perché siamo tanto liberiste quanto piantiamo una compagna e tanto lagnose quando siamo piantate?»); il problema dell’informazione, sia nostra sia esterna su di noi (ci furono violenti scontri sul fatto che erano presenti alcune giornaliste). Qualche intervento ci informò dell’attività politica lesbica all’estero (Spagna, Francia, Germania), qualche donna prese la parola sul proprio vissuto secondo la pratica più classica del movimento. Nonostante le tensioni cicliche e il disordine, ci fu calore e allegria, e momenti di spettacolo (il teatro della Luna aveva preparato un pezzo ad hoc. due compagne cantautrici fecero sentire canzoni lesbiche vecchie e nuove) e la penultima sera si ballò, con le compagne etero folleggianti con noi secondo la più femminista delle tradizioni. E ci fu la promessa di ritrovarci prima della fine dell’anno.
L’estate vide molte migrazioni stagionali (ad Agape, a L’Euzières) e molte spole nord-sud per andare a vivere scomodissimi e ardentissimi amori nati in quei tre giorni. Il ritorno fu ricco per romane, e portatore di scossoni e di drammi. Per citare solo il giovedì di Pm, esso si arricchì ulteriormente di compagne lesbiche nuove a Pm, il che costituì un peso maggiore nella difficile bilancia mercoledì/ giovedì dell’intero collettivo. Tutti i gruppi lesbici romani vissero una notevole fluidità, la cui espressione più vistosa furono più tardi gli incontri quindicinali di martedì allo Zanzibar. In ottobre ci fu la manifestazione per il bacio di Agrigento, un centinaio di donne fra cui diverse etero, di quelle rimaste attive a Roma (mld. sciolte del Governo Vecchio,Udi, Pm). In seguito, a Pm le tensioni si aggravarono (i perché non li abbiamo ancora chiariti, sarà lavoro dei prossimi mesi) e molte del giovedì rifluirono nel mercoledì, altre si presero, e ancora si prendono, quel riposo da Pm che non è mai un allontanamento ma corrisponde a crisi non affrontabili altrimenti: oppure cercano un terreno neutro, l’intergruppo quindicinale allo Zanzibar, che del resto corrisponde a un’esigenza generale, storica, di tutto il femminismo romano di ri-conoscersi, reincontrarsi, contarsi. Allo Zanzibar furono discussi i temi, il titolo e il manifesto del convegno di dicembre; nacquero i gruppi della sessualità, dell’identità, delle paure. Erano presenti il Cli, il mercoledì e il giovedì di Pm (quest’ultimo a novembre si è dato il nome Vivere Lesbica), donne Udi sciolte, donne sciolte dei collettivi storici. Quotidiano Donna, le donne che allo Zanzibar (negli altri giorni) vanno per ballare o inciuciare o seguire corsi di cinema.
Questi Atti, benché completi (a eccezione di qualche intervento saltato per esaurimento di bobina), restano testimonianza parzialissima dell’importante avvenimento e sono oltretutto a caratteri tipografici troppo piccoli, ahinoi, per evidenti ragioni di risparmio. Nel freddo più attentatore, nel ben noto squallore del Governo Vecchio, scaldate però dalla gran massa che eravamo (oltre 400), dalle cibarie, dai canti, dai momenti di spettacolo, tra scazzi, momenti unitari e l’usuale disordine, abbiamo prodotto le parole a volte ostiche, e volte accese, a volte banali, a volte intime, a volte utopiche, a volte ideologiche qui di seguito riportate. Uscite da corpi ben vivi, da un fervore politico assai grande.
Un’avvertenza: i nomi delle donne sono siglati, perché non è stato possibile chiedere a tutte se volevano o meno il loro nome per intero; e non potevamo fare differenze. Dove il nome mancava, mangiato dal chiasso o dalla dimenticanza, abbiamo messo un quadratino. E ancora: non sempre abbiamo saputo dare una buona punteggiatura a interventi accalorati e pieni di felici anacoluti. In questi casi (come in tutti gli altri casi), buona e attenta lettura!

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