Donne è bello

Donne è bello

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Donne è bello | Febbraio 1972 – Gruppo “Anabasi”

A cura del Gruppo Anabasi, via Caccianino 17 – Milano
Responsabile Serena Nozzoli
Prima edizione: ©1972 Gruppo “Anabasi”
Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women

La copia anastatica – pdf consultabile gratuitamente – si trova anche sul sito della Biblioteca digitale delle donne

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Ebook disponibile nei formato epub
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Descrizione Prodotto

Donne è bello
Febbraio 1972 – Gruppo “Anabasi”

A cura del Gruppo “Anabasi”, via Caccianino 17 – Milano
Responsabile Serena Nozzoli
Prima edizione: ©1972 Gruppo “Anabasi”
Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women


La copia anastatica – pdf consultabile gratuitamente – si trova anche sul sito della Biblioteca digitale delle donne


Editoriale
Noi donne non abbiamo mai comunicato veramente fra noi.
Abbiamo deciso di rompere il cerchio della timidezza che ci separa. La prima reazione automatica è di sentire questa difficoltà come un fatto personale. Proprio a questo dobbiamo reagire: alla violenza che vien fatta da sempre alle donne in modo che, isolate e infelici, vedono i loro problemi come una menomazione personale, invece che come un fatto sociale e politico.
Per questo abbiamo deciso di presentarvi questi scritti. Li abbiamo raccolti da giornali, riviste e documenti che donne di vari paesi occidentali han cominciato a scrivere; rappresentano la loro testimonianza, una possibilità di scambio tra di noi, e han costituito un contributo fondamentale alla nostra presa di coscienza e alla nostra comprensione della condizione della donna nelle società contemporanee.
Siamo sicure che molte di voi saranno rimaste perplesse di fronte al modo in cui la battaglia femminista è stata presentata dalla stampa. Vi domanderete come sia possibile che le donne si siano mosse in tutto il mondo per scopi così ridicoli come quelli che si son voluti far credere: evidentemente si cerca di nascondere i motivi reali della lotta. Sembra che neanche l’uomo più aperto sia disposto ad abbandonare il pregiudizio della pretesa inferiorità biologica della donna, dei ruoli che le sarebbero connaturati. E nessun uomo è disposto a rivedere fino in fondo l’attuale assetto sociale che gli garantisce il monopolio del potere.
In realtà a noi non interessa affatto arrivare a spartire questo potere di tipo competitivo, a noi non interessa diventare generali, perché questo significa aderire a uno dei più nefasti modelli maschili che sono del tutto estranei ai nostri interessi. Non vogliamo scimmiottare gli uomini, al contrario ci è gradito essere nate femmine. E vogliamo poter vivere il piacere di questa condizione pienamente. Senza dover sottostare al giogo della soggezione e dell’oppressione che tutte ci affligge. Se c’è frustrazione, ne ravvisiamo la causa nella società, non nelle nostre caratteristiche biologiche.
Diciamo no agli intermediari, agli interpreti. Non crediamo più a quello che gli uomini, politici o giornalisti, scienziati o mariti, dicono su di noi, sul nostro destino, sui nostri desideri e i nostri doveri. Sappiamo che ogni donna ha qualcosa da dire, ha dei pensieri inespressi, dei sentimenti che è stata costretta a trascurare, delle capacità che non ha nemmeno sperimentato.
Vogliamo scritti delle donne, non sulle donne.
Siamo convinte che le cose più interessanti sono quelle che potranno venire da voi stesse; offriamo questa raccolta come un invito ad esprimersi, un aiuto a superare le inibizioni iniziali. Dobbiamo provare a fare le cose da noi stesse, o nessuno le farà per noi.
Ci sembra davvero che una delle proposte più entusiasmanti dei movimenti femminili sia il nuovo coraggio, la volontà di abbattere strutture e assunzioni inaccettabili, per lasciare fluire i veri pensieri e sentimenti: in favore dell’autenticità, l’antiprofessionalismo.
Non c’è più una opinione giusta cui le donne si devono adeguare, non più la paura di essere definite «non femminili», o peggio «fuori moda». Per alcune è stata la cosa più liberatoria: la libertà di pensare, dire, fare ed essere ciò che noi decidiamo. Compresa la libertà di sbagliare.
La greve cappa di modelli che la cultura maschile ha creato per noi, ha covato nella solitudine della vita delle donne, recando il senso di essere delle spostate, delle asociali, delle nevrotiche, isteriche, pazze. La scoperta che il nostro problema era quello di tutte ha portato al movimento. È stata l’identità della situazione a permettere l’avviarsi del movimento anche qui; non ci sentiamo figlie delle donne americane, ma sorelle di tutte le donne. Finalmente e per la prima volta abbiamo a disposizione uno spazio in cui parlare, e quello che ciascuna dice è importante ed accresce il livello di coscienza proprio e delle altre. Alle divisioni create dagli uomini fra le donne, abbiamo sostituito una solidarietà nuova, da cui vogliamo escludere antagonismo, concorrenza, sopraffazione e smania di comando; tutti costrutti basilari della cultura maschile. Aspettiamo ora con ansia la vostra collaborazione (impressioni, testimonianze, poesie, disegni, canzoni…); parlatene con le vostre amiche, incontratevi con le vicine di casa. Anche loro hanno bisogno di te.
L’Anabasi

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